Il Vino

CAMPANIA, TERRA DEL VINO

La Campania è terra di antichi e pregiati vitigni, con una produzione vinicola di forte tipicità, frutto di una storia bimillenaria, che trova le sue radici in antichissimi insediamenti, con la presenza ancora oggi, in molti vigneti, di ceppi plurisecolari. I “vini degli imperatori”, la Vitis Hellenica, il Vinum Album Phalanginum e la Vitis Apiana, citati da Virgilio, Plinio, Cicerone e Marziale, sono gli antenati di Greco, Falanghina e Fiano. A testimonianza di questa storia, si possono vedere a Ercolano e Pompei anfore ed affreschi che testimoniano come anche allora quanto fosse centrale nell’economia e nella società del tempo.

Oggi la Campania si presenta con una straordinaria ricchezza varietale, unica al mondo, fatta da oltre 100 vitigni autoctoni, che danno vita a vini fortemente caratterizzati dal punto di vista aromatico, in perfetta sintonia con l’ambiente. In regione sono oltre 23mila gli ettari coltivati a vite, il 70% dei quali nelle colline delle aree interne. Non a caso la distribuzione tra le cinque province viene assorbita per il 46% dal Sannio e per il 25% dall’Irpinia. Ma vini di grande qualità provengono anche dalla terra vulcanica del Vesuvio, del Monte Massico, di Roccamonfina e dei Campi Flegrei, dalle isole di Ischia e Capri, dal Cilento e dalla Costiera Amalfitana. Vini di collina e di mare, che racchiudono il respiro e la magia di questi territori.

In Campania, secondo i dati regionali 2016, si contano oltre 6.500 etichette con una produzione che supera 1,3 milioni di ettolitri. Di questi, il 18,5% è rappresentato da vini a Denominazione di Origine Protetta, che costituiscono la scommessa per la crescita del settore, con la tendenza a equiparare progressivamente la percentuale di produzione dei vini DOP in Italia, che oggi si aggira sul 45% del totale. La regione rappresenta il 15% della produzione del Mezzogiorno, con un fatturato 2015 che supera i 300 milioni di euro (10% export): proprio l’internazionalizzazione dei vini a marchio registra una crescita costante, +7% sull’anno precedente, che ci pone al primo posto tra le regioni italiane per l’aumento delle esportazioni registrate nel decennio 2006-2015: +174%.

LE ZONE A DENOMINAZIONE

DOCG

Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Aglianico del Taburno,

DOC

Ischia, Capri, Vesuvio, Cilento, Falerno del Massico, Castel San Lorenzo, Aversa, Penisola Sorrentina, Campi Flegrei, Costa d’Amalfi, Galluccio, Irpina, Sannio, Falanghina del Sannio, Casavecchia di Pontelatone

IGT

Colli di Salerno, Dugenta, Epomeo, Paestum, Pompeiano, Roccamonfina, Beneventano, Terre del Volturno, Campania, Catalanesca del Monte Somma

Parlano I Protagonisti

Il vino

Intervista a Luigi Moio

 

I vini e l’agricoltura di grande qualità devono tener conto delle vocazioni dei vari suoli: “bisogna individuare bene le aree dove fare viticoltura di qualità" dice Luigi Moio, presidente del Corso di Laurea in Scienze Enologiche presso l’Università Federico II di Napoli e presidente della Commissione di Enologia dell’OIV, Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino "nonché le varietà di uva da mettere in questi contesti, perché non si può piantare dappertutto, anche se c’è terra fertile, così come non si possono produrre dappertutto vini di grande qualità”.

Che ruolo ha, in questo settore, la ricerca scientifica?
"Interviene proprio in questo, individuando bene gli areali, caratterizzando i suoli per creare un abbinamento perfetto con la pianta, analizzando gli effetti del riscaldamento climatico, che in futuro sarà sempre più ricorrente, per adottare adeguate soluzioni enologiche, plasmate e cucite sul contesto pedoclimatico, in modo tale da andare nella direzione importantissima della sostenibilità ambientale."

Perché è determinante la sostenibilità?
"È necessario riflettere bene su tutto ciò che l’uomo oggi deve fare per andare avanti correttamente e preservare questo pianeta. Spesso, invece, soprattutto nel nostro settore, c’è una resistenza ideologica che ritiene che tutto si possa risolvere tornando a come eravamo una volta. Io non sono molto d’accordo perché questi obiettivi si perseguono, invece, soltanto con la logica, la tecnica e la scienza."

Il vino rappresenta le nostre radici…
"La storia del vino è una storia di cultura della società occidentale, intrecciata con la storia dell’umanità. Nelle religioni il vino è stato utilizzato sempre come simbolo: nell’immaginario è il sangue di Cristo e viene ripreso nella Bibbia; tanti poeti ne hanno scritto e quindi c’è qualcosa di misterioso e di magico intorno al vino, anche in termini di idolatria pagana, se pensiamo a Dionisio e Bacco. Il vino ha un forte legame con la terra, è la sintesi del terreno in cui vegeta la vigna, e questo elemento di convivialità lo trasforma in un ambasciatore straordinario del territorio dal quale nasce, virtualmente ci fa viaggiare con la mente: se stiamo bevendo un vino campano a New York pensiamo alla nostra Campania, al Vesuvio. Sicuramente dobbiamo puntare a rafforzare la promozione del rapporto tra il vino ed i paesaggi a lui associati."

Ha intitolato il suo ultimo libro “Il respiro del vino”...
"Attraverso il suo profumo, ovvero “Il respiro del vino”, sentiamo il legame vivente con la terra. Il vino ci comunica i territori, la vigna, la varietà, il suolo, il paesaggio, la tradizione e la storia degli uomini che l’hanno prodotto. La dimostrazione scientifica di questa unicità è un rito planetario: non appena una persona, anche se astemia, riceve un calice di vino, istintivamente lo accosta al naso. Non avviene per il cibo, lo si fa solo per il vino e dimostra che la parte bella, edonistica, quella che da piacere, è solo il profumo, che distingue quel vino come la più bella invenzione dell’uomo."

Luigi-Moio
Luigi Moio Ordinario di Enologia del DiA Università Federico II di Napoli e Presidente Commissione Enologia OIV

Enologia: il ruolo dell'Università

Intervista a Matteo Lorito

 

L’Università Federico II ha attivato il Corso di Laurea Magistrale in Scienze Enologiche, andando a costituire nel Polo Enologico di Avellino la sede più importante nell’Italia Meridionale per poter acquisire conoscenze in campo enologico e di viticoltura. “Se è vero che nella produzione del vino esiste anche un modo tradizionale di operare - spiega Matteo Lorito, direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II – l’esigenza di ottenere le uve migliori e la necessità di ridurre la chimica rappresentano grandi opportunità per la ricerca, con l’implementazione di nuovi disciplinari in cui soluzioni biologiche alternative vengono utilizzate insieme e in maniera integrata rispetto alla lotta e al trattamento chimico per ottenere uva e vino con residui di pesticidi più bassi possibile”.

Cosa rappresenta il vino per l’economia del territorio?

"Il vino è un elemento importantissimo per l’economia ma anche per il benessere e per il piacere della vita, nonché e anche per sostenere quello che è il grande tema della dieta mediterranea. Il vino, in particolare quello rosso, che è ricco in polifenoli e antiossidanti, bevuto in maniera limitata fa senz’altro bene, e quindi oggi viene utilizzato non più come un alimento, ma come una bevanda che in alcuni casi ha degli aspetti di tipo funzionale e nutrizionale."

Quali iniziative museali sono previste per rafforzare il Polo Museale della Reggia di Portici?

"La Reggia di Portici, dove ha sede Agraria, oltre a raccogliere il Dipartimento, che peraltro da un punto di vista scientifico ha una posizione molto elevata, secondo la valutazione del MIUR siamo secondi in Italia su trenta sedi, accogliamo anche un bene monumentale importante, che è l’intera Reggia di Portici, con 40 ettari di bosco, all’interno del quale, nei 145 anni dalla fondazione dell’allora Regia Scuola Superiore di Agricoltura, abbiamo raccolto una grande quantità di materiale da collezione di Scienze Agrarie, Mineralogia, Entmologia, Orto Botanico, macchine agricole, strumenti per valutare la produzione animale, erbari storici. A questo si aggiunge il Museo Ercolanense, che pure ha sede da noi, che richiama la vecchia collezione voluta da Carlo di Borbone, ovvero il fondatore della Reggia di Portici, per raccogliere i reperti che venivano fuori a Ercolano e Pompei: quindi un sistema museale articolato all’interno del quale l’inserimento di un Museo dedicato alla storia del vino diventa importante, in quanto il vino e la viticoltura in generale hanno un’associazione molto intima con lo sviluppo della nostra civiltà, basti pensare che ai tempi dei romani, quando uno voleva male a una persona, la tipica frase era “che ti si imbianchi la vigna”, perché una vigna imbiancata, colpita dall’ovidia, che forma una muffa bianca sulle foglie rappresentava una sofferenza per il soggetto, visto che all’epoca quasi tutti avevano una vigna da cui trarre un alimento nutrizionale che era il vino. C’è molta storia intorno alla viticoltura e all’interazione sociale che spesso è stata mediata da vino e dall’economia che ne deriva."

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Matteo Lorito Direttore DiA Università Federico II di Napoli

WSET. La formazione specialistica d'eccellenza internazionale

di Flavio Grassi

 

Wine & Spirit Educational Trust (WSET) è un organismo internazionale per la formazione professionale nel settore del vino e dei distillati presente in 62 paesi al mondo. I corsi di specializzazione e certificazione delle competenze WSET sono tenuti esclusivamente in inglese da Centri Approved Programme Provider come AccademiaVino, partner del MAVV in Italia.

Dai giovani al primo impiego in ristoranti, bar, strutture ricettive e di ristorazione che ricevono una formazione di base con la qualifica Level 1, per arrivare al migliaio di persone che ogni anno conquistano il Diploma Level 4 e che occupano posizioni chiave nella filiera vitivinicola, le qualifiche WSET rappresentano requisiti standard specificati nelle ricerche di personale, sia per posizioni da sommelier in ristoranti e grandi alberghi, sia per addetti alle vendite o agli acquisti nelle aziende di importazione e distribuzione di vino e distillati.

Ha bisogno di una qualifica WSET chiunque voglia essere preso in considerazione per lavori nel campo del vino in qualsiasi Paese del mondo, ma anche chi il vino lo produce e lo vende all'estero, perché il metodo di descrizione, valutazione e confronto dei vini sviluppato da WSET è standard professionale internazionale.

Questi percorsi formativi professionali specialistici sono quindi rivolti a coloro che vogliono qualificarsi nel settore Wine&Food in lingua Inglese. Attualmente tale settore richiede sempre di più un professionista preparato e qualificato che necessità di una formazione idonea di livello internazionale per svolgere la professione con competenza e qualità. Elea Academy progetta e realizza corsi che seguono le tendenze di nuove professioni che stannp crescendo in maniera esponenziale e che offre ottime opportunità lavorative per semplici appassionati o per chi intende fare di questa passione la propria vita professionale.

WSET è formazione specialistica d'eccellenza internazionale.

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Flavio Grassi Direttore AccademiaVino

L’idea progetto tra tradizioni, eccellenze e innovazione

di Eugenio Gervasio

 

Con la realizzazione del progetto MAVV abbiamo dato vita ad un luogo esclusivo di esperienza sensoriale legato all’arte, alla cultura, alle tradizioni, alla storia, alle eccellenze e al sapere del territorio. Il Museo narra, grazie all’uso della tecnologia e dell’innovazione, della vite e del vino e dell'intima relazione con la storia, la civiltà, la vita delle popolazioni e dei beni ambientali e culturali della Regione Campania. La mission del MAVV – Wine Art Museum è quella del marketing territoriale, del trasferimento della conoscenza scientifica e dell'assistenza alle imprese che vogliono meglio collocarsi sui mercati internazionali.

Attraverso spazi sensoriali, il MAVV – Wine Art Museum intende offrire al visitatore luoghi d'incontro con il sé e con pulsioni profonde, canali espressivi che portano altrove, dove lo spirito sostituisce la materia. In questo tipo di azione il pubblico è coinvolto emotivamente e l'opera trasferisce la sua funzione a "relazione sociale", donando ai fruitori la possibilità di fluttuare nelle variazioni sensoriali. Pulsioni, istinti, memorie ancestrali ricompongono l'Essere Naturale. Tutto è percepito e collegato. Visibile ed invisibile. La creazione rende leggibile il percepito. Paesaggi interiori emergono e danno origine a nuove sensibilità.

L’International Council of Museum (ICOM) definisce il museo come “un’istituzione permanente senza fini di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo …”. Un Museo acquisisce, conserva, ricerca, comunica e mostra, al fine di studiare, educare e divertire, evidenze materiali dell’uomo e del suo ambiente. Nella definizione dell’ICOM sono ampliate le finalità del museo, che attraverso una corretta comunicazione, deve anche educare e divertire. Educare significa che, attraverso una visita museale, si deve raggiungere l’obiettivo dell’apprendimento. Divertire significa suscitare interesse ed emozioni nel visitatore creando un ricordo piacevole ed intenso, in tal modo possono essere raggiunte con più efficacia le aspettative di apprendimento. E’ su queste premesse che si inquadra la proposta espositiva del MAVV che integra una soluzione di realtà immersiva, per un “racconto” innovativo del vino e della vite e il legame con l’arte, la storia e la cultura. Con la definizione di realtà immersiva si intende la realizzazione di un sistema di proiezione di una realtà virtuale in cui tutto quello che accade è legato alla presenza del fruitore e lo mette al centro della restituzione divulgativa ed espositiva.

Oggi un museo moderno non è più una vetrina atta a ospitare solo una collezione od una mostra ma un luogo in cui la presenza di oggetti reali e virtuali possono tessere e sviluppare un “racconto” teso ad una sollecitazione emotiva del visitatore abbinando ad un contenuto informativo utile alla migliore conoscenza, un elemento esperienziale di fruizione più intenso ed orientato ad un più ampio quadro di stimoli intellettuali ed emotivi; facendo dialogare oggetti fisici e strumenti multimediali. La trasformazione della pura esposizione in un percorso esperienziale passa attraverso la collocazione di oggetti e messaggi in un preciso contesto e attraverso la costruzione di un racconto chiaro ed efficace. Il progetto del MAVV nasce con queste premesse. Esso sarà un museo interamente dedicato all’arte digitale, dove le installazioni luminose si fondono non solo con le pareti ma anche con i pavimenti e le volte creando delle esperienze iper-immersive per i visitatori.

Le potenzialità sono enormi, in gran parte ancora da scoprire. Viviamo in un territorio permeato di storia, arte e cultura e la realtà virtuale è applicabile in tutti questi campi aprendo possibilità infinite, tutte da scoprire, di creazione emotiva e sensoriale. Per questo il progetto MAVV si pone l’obiettivo di portare la tecnologia all’interno di questi campi tradizionali e con la sua esposizione museale intende accrescere l’esperienza dei visitatori. Il Museo sarà anche un laboratorio di sperimentazione dove con le partnership scientifiche, culturali e tecnologiche si punterà ad accrescere l’attrattiva con la realtà virtuale immersiva anche in ambiti diversi come quello dell’intrattenimento e del gioco e quindi non solo nell’arte e nel progetto espositivo museale.

La massima flessibilità di impiego della realtà virtuale immersiva cambierà il modo di percepire, sentire, conoscere, intrattenere, diventando elemento chiave del marketing territoriale e della comunicazione sociale. L’iniziativa del MAVV – Wine Art Museum nasce proprio per interpretare questo cambiamento.

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Eugenio Gervasio Founder & CEO MAVV - Wine Art Museum

Realtà virtuale e immersiva

di Giuseppe Santoro

 

L’elemento esperienziale, vissuto direttamente o attraverso le potenzialità offerte dalla realtà virtuale interattiva sta diventando sempre più un elemento di caratterizzazione dell’offerta relativa alle realtà di valorizzazione culturale e sociale, quali possono essere musei o centri di diffusione culturale.

L’estrema diffusione, la riduzione dei costi per l’accesso ha visto negli ultimi anni un enorme ampliamento dell’offerta di questi nuovi media di comunicazione, informazione e soprattutto di edutainment”.

Ricevere informazioni e stimoli culturali giocando, o attraverso esperienze sorprendenti fissa un nuovo modello di approccio alla realizzazione di sistemi di diffusione e promozione dei nostri innumerevoli assetculturali.

Nello specifico del MAVV, l’approccio, seppur come prima istanza di avvio delle attività, risponde totalmente ai paradigmi di realizzazione di exhibitionscoerenti al nuovo modello.

Si potrà vivere l’esperienza immersivadella vigna, cogliendone le fasi di sviluppo nelle varie stagioni, ed osservando in modalità aumentata ed interattiva i fenomeni vitalipiù rilevanti; ancora per la fase di vinificazione si potranno ricevere, giocando, tutte le informazioni relative al decisivo e meraviglioso processo di trasformazione del vino, dalla raccolta, alla fermentazione ed all’imbottigliamento.

Tante sono le idee e gli spunti che saranno presto trasformati in “esperienza” e che diventeranno parte del MAVV la cui visita non potrà non lasciare tante informazioni e tanti stimoli per approfondire la conoscenza di un elemento tanto importante nella nostra cultura che non è solo una parte della nostra alimentazione ma un vero e proprio veicolo di socializzazione e convivialità.

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Giuseppe Santoro IT Consulting Unit Manager - Protom Group SpA

Peperoni che crescono in blockchain come i Bitcoin

di Leopoldo Gasbarro

 

Immaginate di poter mangiare prodotti freschi, a km zero, o di riceverli a casa vostra, direttamente dal campo dove sono stati prodotti. Immaginate di poter risparmiare denaro e mangiare cibi più sani grazie ad un confronto continuo con gli agricoltori-produttori. Immaginate di conoscere esattamente come e dove sia stato coltivato il prodotto che state consumando… E se tutto questo fosse possibile tramite qualsiasi dispositivo connesso ad internet, in qualsiasi momento e in qualsiasi parte del mondo? Come potrebbero cambiare le nostre vite da consumatori? È così che l’agricoltura diventa 4.0 e lo fa passando dalla tecnologia Blockchain.

L ’idea rivoluzionaria è di Demeter.life una start-up tutta Made in Italy che, utilizzando la propria piattaforma, garantisce una connessione mondiale diretta e controllata tra il coltivatore e il consumatore finale. Demeter.life, infatti ha l’obiettivo di creare un rapporto diretto tra consumatori e agricoltori in ogni parte del mondo, permettendo “l’affitto” di una porzione di terreno chiamata “micro-campo”, coltivata direttamente dall’agricoltore su indicazioni del cliente che poi è libero di scegliere se ritirare direttamente i prodotti o farseli spedire una volta pronti.

Tutto il processo produttivo è garantito e certificato attraverso la “Blockchain”, tecnologia famosa per aver dato i natali al Bitcoin. Proprio grazie a questa piattaforma, così come avviene per le cripto-valute, è possibile immagazzinare informazioni online su “ledger” (una specie di libro contabile) senza che queste siano manipolabili. In questo modo qualsiasi operazione effettuata dal produttore sul proprio “micro-campo” è consultabile in tutti i suoi dettagli ed offre informazioni particolareggiate sui processi di coltivazione eseguite, garantendo, al tempo stesso, completa tracciabilità e alta qualità dei prodotti, cosa totalmente impensabile nelle dinamiche produttive odierne.

Grazie all'idea di Demeter-Life si potranno avere prodotti di qualità superiore, in grado di migliorare gli standard alimentari di coloro che ne fruiscono e si potranno averli ad un prezzo inferiore rispetto agli standard attuali. Allo stesso tempo, si potrà garantire un compenso adeguato per gli agricoltori. Insomma nel processo vincono tutti.

L'innovativo progetto non si ferma al concept appena descritto ma lancia anche una cripto-valuta chiamata DMT (Demeter Token), grazie alla quale è possibile acquistare tutti i servizi disponibili sulla piattaforma di Demeter.life. La nuova cripto-valuta sarà indispensabile proprio per assicurare e certificare tutti i passaggi sulla “Blockchain” e garantire la tracciabilità e la trasparenza di cui si è già parlato. Al momento,, e fino al 18 Dicembre, è in corso una ICO (Initial Coin Offer) attraverso la quale è possibile acquistare DMT in cambio di Ethereum (ETH), e partecipare, così, allo sviluppo della piattaforma. (Per partecipare basta cliccare sul link https://demeter.life/index_ita.html e una volta sulla pagina scaricare la guida). Chiusa la ICO i DMT saranno scambiabili su exchange specializzati o utilizzati come metodo di pagamento sulla piattaforma.

Ad avere l’idea di utilizzare la nuova tecnologia “Blockchain”, applicata alla tracciabilità della catena produttiva e assicurare una maggior qualità dei prodotti agro-alimentari, sono stati due giovani imprenditori Italiani, Marco Mettimano, per anni in Cina nel settore investimenti, e Luigi Tonti, titolare di un’azienda Agricola nel nord della Puglia. A completare il team, Arianna Vulpiani, già fondatrice del progetto alimentare BioFarm Orto.

Nato a Roma, BioFarm Orto permette ai consumatori di raccogliere direttamente sul campo gli ortaggi coltivati dall’azienda stessa. In pratica è anche da lì che nasce l'idea del “micro-orto”, in questo caso, però, sono i consumatori a trasformarsi in raccoglitori, a “ritirare”, direttamente dalla pianta, una volta maturi, gli ortaggi cresciuti sullo spazio di terra noleggiato. Tradizione e tecnologia che vanno a braccetto, quindi. Il nuovo, la tecnologia “Blockchain”, ancorato al più antico dei richiami ancestrali: la terra ed i suo prodotti.

Leopoldo Gasbarro
Leopoldo Gasbarro Giornalista e scrittore